AML/CFT: Uso del contante ed economia sommersa in Europa ed in Italia

Ad inizio novembre 2022, il Governo italiano aveva ipotizzato di incrementare il limite legale all’uso del contante da EUR 2.000 ad EUR 10.000 affermando che non vi fosse alcun legame tra limitazioni all’uso di contante e livello di evasione fiscale.

Di seguito il Governo italiano ha preferito adottare una soluzione più prudente portando il limite legale all’uso del contante da EUR 2.000 ad EUR 5.000 anziché EUR 10.000 come inizialmente prospettato.

La domanda sorge spontanea: ma alla fine, esiste questa correlazione tra limitazione all’uso del contante ed evasione fiscale?

A tal proposito, di seguito abbiamo cercato di fornire ai lettori quell’insieme di dati ed informazioni di base necessari per giungere da soli ed in totale autonomia alle ovvie conclusioni.

Per comprendere se esiste una correlazione tra “AML/CFT”: Uso del contante ed economia sommersa in Europa ed in Italia” è rilevante considerare almeno i seguenti argomenti:

1.     Economia Non Osservata (Economia Sommersa + Economia Illegale).

2.     Livello di (i) adozione di strumenti di finanza digitale (bancomat, carte di debito/credito, etc.) e di (ii) contante nelle transazioni.

3.     Principi cardine dell’antiriciclaggio & Limiti Legali all’uso del contante.

A tal fine risulta pertanto indispensabile tenere in considerazione, almeno a livello europeo, i dati, sotto riportati, relativi (i) ai limiti legali all’uso del contante, (ii) all’economia non osservata ed (iii) alle transazioni in contanti.

economia sommersa

(i) limiti legali all’uso del contante, (ii) economia non osservata (iii) transazioni in contanti.

1.   Economia Non Osservata (Economia Sommersa + Economia Illegale)

Si ricorda che l’economia non osservata è composta da:

·        Economia sommersa: rappresentata sostanzialmente da (i) evasione fiscale (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) e (ii) lavoro Nero (valore aggiunto sommerso generato dall’impiego di lavoro irregolare);

·        Economia Illegale: attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione e possesso sono proibite dalle norme penali (es. commercio di stupefacenti), ma anche attività di per sé legali, ma illegali se esercitate senza l’adeguata autorizzazione o competenza (es. contrabbando, traffico di armi, ecc.).

A livello Europeo, senza dover essere degli scienziati, è sufficiente riferirsi ai dati riportati su wikipedia dove vengono sintetizzate le statistiche sull’economia non osservata fornite dall’EUROSTAT e dall’ISTAT come riportate nella tabella sottostate.

economia non osservata fornite dall’EUROSTAT e dall’ISTAT

economia non osservata fornite dall’EUROSTAT e dall’ISTAT

I dati EUROSTAT ed ISTAT evidenziano come, per l’esercizio 2017, l’economia non osservata italiana si attesta al 19,8% del PIL, classificando l’Italia al 4° posto a livello Europeo; peggio fanno solo la Croazia, la Romania e la Grecia.

Nella medesima statistica di cui sopra viene menzionato che secondo il Censisin un rapporto del 2017, 28,5 milioni di italiani dichiarano di avere acquistato “in nero” nell’ultimo anno almeno un servizio o un prodotto, senza scontrino fiscale o fattura:

·        Il 35,6% ha acquistato, in nero, servizi da artigiani (idraulici, elettricisti, imbianchini, ecc.),

·        il 22,1% da professionisti e strutture sanitarie (medici, dentisti, ecc.),

·        il 20,3% ha consumato in nero in bar o pizzerie,

·        il 19,1% presso ristoranti, trattorie o enoteche;

·        il 14,7% ha fatto acquisti in nero presso negozi di alimentari, macellerie o salumerie,

·        il 14,6% presso negozi non alimentari (dalle ferramenta alle tintorie),

·        Il 13,2% ha acquistato, in nero, servizi di professionisti come avvocati, architetti, ingegneri, geometri.

In tale sede è altresì rilevante considerare che, la medesima fonte evidenzia che, in Italia, l’evasione dell’IVA è la più alta in assoluto nell’Unione Europea, il rapporto della Commissione europea sul 2015 indica in 35 miliardi di IVA in meno rispetto a quanto dovrebbe essere incassato, dato più alto di tutta l’Unione Europea. In percentuale sul valore totale, peggio degli italiani fanno solo: Romania (37,2%), Slovacchia (29,4%) e Grecia (28,3%). La Spagna al 3,5% e la Croazia al 3,9% sono i dati più bassi.

L’ISTAT, nella pubblicazione del 18/10/2021, ha evidenziato che nel 2019:

·        l’economia non osservata vale 203 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil.

·        La componente dell’economia sommersa ammonta a poco più di 183 miliardi di euro mentre quella delle attività illegali supera i 19 miliardi.

·        Sono 3 milioni 586 mila le unità di lavoro irregolari nel 2019.

L’aggiornamento dell’ISTAT, pubblicato il 14/10/2022, in relazione all’esercizio 2020, ha evidenziato che:

·        Nel 2020 il valore dell’economia non osservata si riduce a 174,6 miliardi di euro (10,5% del PIL).

·        L’economia sommersa si attesta a poco più di 157 miliardi di euro mentre le attività illegali superano di poco i 17 miliardi.

·        Sono 2 milioni 926 mila le unità di lavoro irregolari nel 2020.

Dai dati sopra riportati scaturisce una PRIMA CONSIDERAZIONE:

IL LIVELLO DI ECONOMIA NON OSSERVATA E DI EVASIONE FISCALE È PIÙ ELEVATO NEI PAESI CHE HANNO ADOTTATO UN LIMITE ALL’USO DEL CONTANTE. 

2.   Livello di (i) adozione di strumenti di finanza digitale (bancomat, carte di debito/credito, etc.) e di (ii) contante nelle transazioni.

Il sole 24 ore nell’articolo del 26/09/2019 titola Carte di credito: +5% nel 2018 ma in Europa siamo tra gli ultimi. Secondo Osservatorio Assofin, Crif -Nomisma in Italia circolano 15 milioni di carte di credito e 56.3 milioni di carte di debito; l’Italia si classifica al 24° posto su 28 paesi europei

In particolare, il sole 24 ore evidenzia che ponendo attenzione al confronto con il contesto internazionale emerge come l’Italia si pone ben al di sotto della media UE per utilizzo delle carte di credito. La conferma viene in particolare dal rapporto tra il valore delle transazioni effettuate con carte di pagamento e il PIL: l’Italia si classifica nelle ultime posizioni (24° posto) su 28 paesi europei. I Paesi più propensi all’utilizzo delle carte di pagamento sono Gran Bretagna, Portogallo e Francia.

In Italia il contante in circolazione rappresenta circa l’11,6% del PIL, percentuale superiore a quella dei principali paesi europei quali la Germania (9,4%) e la Francia (10.1%). Il peso sul PIL scende ancora per i paesi del Nord Europa: nei Paesi Bassi tale percentuale arriva all’8,7%.

La Banca Centrale Europea nella sua pubblicazione del novembre 2017 intitolata The use of cash by households in the euro area analizza l’utilizzazione di contante all’interno dell’UE evidenziando i seguenti risultati:

Banca Centrale

Banca Centrale

L’Italia con l’86% di transazioni in contanti con un valore pari al 68% delle transazioni complessive e con una propensione all’uso del contante da parte delle aziende italiane pari al 31% si attesta al 2° posto a livello europeo per uso di contante.

Nella RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sulla valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo emessa il 27/10/2022 unitamente ai suoi allegati, viene sottolineato che le indagini europee indicano come i movimenti di denaro contante all’interno e all’esterno dell’UE siano associati a reati penali.

La relazione del 27/10/2022 continua dicendo che, nonostante la criminalità stia cambiando volto, l’economia criminale resta prevalentemente basata sul contante, il che espone l’UE a significativi rischi di riciclaggio/finanziamento del terrorismo a causa dell’anonimato e della relativa facilità di movimento associata al contante e agli attivi assimilabili al contante. I criminali cercano di trasferire i proventi in contante in luoghi dove l’uso o il collocamento nel sistema finanziario è più semplice, in genere quelli caratterizzati da un uso predominante del contante o da una debole vigilanza del sistema finanziario.

L’area criminale più rilevante è il traffico di droga. I proventi in contanti relativi alla droga, generati attraverso la vendita e la distribuzione di cocaina e hashish, vengono accumulati e ricevuti dagli esattori designati che lavorano per una rete di controllori del riciclaggio di denaro. Quest’ultimi dispongono di propri pool di cassa, in diversi paesi, gestiti da coordinatori e raccoglitori di contanti. I raccoglitori di contanti consegnano i proventi in contanti agli intermediari designati.

La Commissione EU, nel medesimo rapporto del 27/10/2022, analizza con particolare dettaglio ed attenzione le attività ad alta intensità di denaro che includono bar, ristoranti, società di costruzioni, rivenditori di autoveicoli, autolavaggi, negozi d’arte e antiquariato, case d’asta, banchi di pegno, gioiellerie, vendita al dettaglio di tessuti, liquori e tabaccherie, negozi al dettaglio/notte, servizi di gioco d’azzardo, strip club, sale massaggi.

Il rapporto stigmatizza come, le attività ad alta intensità di denaro sono utilizzate dagli autori di reati:

•        per riciclare somme di denaro, che sono proventi di attività criminali,

o  sostenendo che i fondi provengono da attività economiche;

o  giustificandone l’origine sulla base di attività economiche fittizie (sia per beni che per servizi);

•        per finanziare, attraverso somme spesso modeste, attività terroristiche senza alcuna tracciabilità.

Tale scenario di rischio è intrinsecamente legato (i) all’utilizzo/pagamento in contanti e (ii) allo scenario di rischio delle banconote di taglio elevato (200 e 500 euro).

Tenendo conto delle evidenze dell’EUROPOL, Il rapporto continua indicando che le attività ad alta intensità di contante sono sfruttate e continuano ad essere sfruttate dai criminali in quanto rappresentano un’opzione praticabile che è piuttosto attraente e sicura. Costituisce il modo più semplice per nascondere i proventi illegittimi di reato e richiede un livello moderato di esperienza per essere in grado di gestire l’attività e sfuggire al rilevamento.

In particolare, le attività ad alta intensità di contante consentono l’elaborazione di un numero enorme di transazioni anonime che non richiedono alcuna adozione di nuove tecnologie e/o di strumenti di tracciabilità. Questa esposizione comporta un elevato rischio intrinseco di riciclaggio connesso alle attività ad alta intensità di contante e riguarda i pagamenti in contanti sia per i beni che per i servizi.

Dai dati sopra riportati scaturiscono DUE CONSIDERAZIONI:

1.      LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI SI AVVALGONO PREVALENTEMENTE DI TRANSAZIONI IN CONTANTI

2.      IL LIVELLO DI ECONOMIA NON OSSERVATA E DI EVASIONE FISCALE È PIÙ ELEVATO NEI PAESI CHE UTILIZZANO MAGGIORMENTE MEZZI DI PAGAMENTO IN CONTANTI (NON TRACCIABILI) A DISCAPITO DEI MEZZI DI PAGAMENTO DIGITALI (TRACCIABILI)

3.   Principi cardine dell’antiriciclaggio & Limiti Legali all’uso del contante

Si ricorda che l’articolo 24 della Normativa antiriciclaggio italiana (D.lgs 231/2007 così come successivamente modificato ed integrato), anche in ottemperanza alle indicazioni del GAFI e della IV & V Direttiva EU, individua tra i fattori di rischio elevato di riciclaggio, per le quali è necessario adottare una due diligence rafforzata del cliente, le attività economiche caratterizzate da elevato utilizzo di contante (Art. 24.a.5).

L’art. 35 della normativa antiriciclaggio italiana, in tema di Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS), evidenzia che il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non eccedenti la soglia di cui all’articolo 49 (attualmente EUR 2.000) e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante di importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente, costituisce elemento di sospetto di riciclaggio.

Anche il rapporto della Commissione Europea del 27/10/2022 ricorda che nell’UE, l’uso del contante è ancora il motivo principale che attiva le segnalazioni di transazioni sospette all’interno del sistema finanziario, rappresentando il 34% di tutte le segnalazioni.

Sino all’introduzione del Decreto aiuti Quater, approvato a inizio novembre 2022, la normativa antiriciclaggio italiana, all’articolo 49 (commi 1 & 3bis), indicava esplicitamente che: è vietato il trasferimento di denaro contante […], effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano esse persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a EUR 2.000 (dall’01/07/2020 al 31/12/2022). A decorrere dal 01/01/2023 il predetto divieto è riferito alla cifra di EUR 1.000.

Il comma 2 dell’art. 6 del decreto aiuti Quater approvato ad inizio novembre 2022 ha modificato l’art. 49 della normativa antiriciclaggio indicando che, dal 01/01/2023 la soglia di pagamento in contanti passa da EUR 1.000 ad EUR 5.000.

In merito alle limitazioni all’uso del contante, si ricorda che, già nella sua relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle restrizioni ai pagamenti in contanti del 12/06/2018, la Commissione ha osservato che l’introduzione di limiti di cassa a livello dell’UE potrebbe avere potenziali vantaggi nella lotta al riciclaggio di denaro.

Il piano d’azione per una politica globale dell’Unione in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, adottato dalla Commissione nel maggio 2020, ha evidenziato che l’introduzione di massimali per pagamenti in contanti è una delle misure che potrebbero fornire un rafforzamento del Regolamento AML/CFT.

In particolare, i PM antimafia nella Commission’s High-Level Conference on AML/CFT del 30/09/2020, hanno rilevato che l’assenza dei massimali all’uso del contante in alcuni Stati membri dell’UE facilita il riciclaggio dei proventi della criminalità organizzata attraverso l’Unione Europea.

La vulnerabilità del sistema risente dell’esistenza, o meno, di regole relative al limite all’uso del contante nei pagamenti; in particolare:

·        dove esistono limitazioni legali all’uso del contante, la vulnerabilità al rischio di riciclaggio viene mitigata più facilmente in quanto le limitazioni legali consentono il rifiuto ad eseguire transazioni al di sopra di una certa soglia di liquidità. In questi casi, infatti, i controlli possono essere attuati e consentono, più facilmente, il rilevamento di red flag e di transazioni sospette.

Inoltre, queste soglie di pagamento in contanti sono percepite come più efficienti e, alla fine, meno onerose rispetto all’imposizione di misure di adeguata verifica della clientela.

Tuttavia, è bene ricordare che, dietro ad attività legali possono nascondersi attività ombra e/o illecite in grado di aggirare le limitazioni all’uso del contante.

·        dove non esistono regole di limitazione del contante il sistema non sa come gestire i rischi e non ha strumenti per controllare e rilevare le operazioni sospette. Il risultato è che il numero di segnalazioni di operazioni sospette è piuttosto basso o addirittura inesistente.

In questo contesto, la Commissione ha proposto, nel suo pacchetto AML pubblicato il 20 luglio 2021, un massimale di EUR 10.000 per il pagamento in contanti. Alla data di pubblicazione del rapporto (ottobre 2022), la commissione EU evidenzia che le misure adottate a livello nazionale variano da uno Stato membro all’altro; in particolare:

·        Attualmente, 19 Stati membri hanno introdotto o stanno introducendo limitazioni al contante, che vanno da EUR 500 in Grecia ad EUR 10 300 nella Repubblica ceca, con un valore medio di circa EUR 4.500;

·        La situazione è in continua evoluzione, con Malta che ha recentemente introdotto un limite di EUR 10.000 a pagamenti in contanti per alcuni settori e altri Stati membri che hanno deciso o pianificato di abbassare questi limiti (ad es. la Danimarca prevede di abbassare il limite a 20.000 DKK / 2 700 EUR) e mentre solo l’Italia, in controtendenza, ha deciso di aumentare il limite all’uso del contante da EUR 2.000 ad EUR 5.000 a partire dal 2023;

·        In Ungheria e Polonia i limiti si applicano solo alle transazioni business-to-business (B2B), mentre alcuni paesi come la Slovenia hanno fissato soglie diverse per il business-to-consumers (B2C) e transazioni B2B;

·        Tra i paesi che non hanno fissato alcun limite ai pagamenti in contanti, l’Irlanda e la Svezia consentono ai commercianti di rifiutare pagamenti in contanti.

Dalla comparazione dei dati riportati nella tabella iniziale si evidenzia che, l’Italia, rispetto ai paesi che hanno adottato un limite all’uso del contante, presenta un livello di economia non osservata, ivi compresa di evasione fiscale, di 3,2 punti percentuali superiore alla media (19,8% contro il 16,6% medio), un livello di uso del contante nelle transazioni superiore del 12,4% in termini di valore (68% contro il 55,6% medio).

Addirittura, dalla comparazione dei dati italiani rispetto a quelli dei paesi che NON hanno adottato un limite all’uso del contante l’Italia presenta un livello di economia non osservata, ivi compresa di evasione fiscale, di 10,2 punti percentuali superiore alla media (19,8% contro il 9,6% medio), un livello di uso del contante nelle transazioni superiore del 21,8% in termini di valore (68% contro il 46,2% medio).

Infine, è da notare che l’Italia, nonostante l’adozione del limite legale all’uso del contante e agli obblighi di adeguata verifica previsti nelle normative antiriciclaggio, presenta comunque un utilizzo elevato ed intensivo del contante e di mezzi di pagamento non tracciabili registrando di conseguenza un’elevata economia sommersa (174,6 miliardi di euro nel 2020 e 203 miliardi di EUR nel 2019).

La ragione di tale discrepanza (“adozione limite legale uso contante’ ma “elevata evasione fiscale”) è certamente da ricercarsi nella non corretta applicazione della normativa antiriciclaggio, soprattutto con riferimento ai mancati controlli da parte di taluni soggetti obbligati.

A tal proposito, anche la relazione della commissione EU del 27/10/2022 più volte citata, ricorda che, gli Stati membri, nelle loro valutazioni nazionali dei rischi, dovrebbero tenere conto dei rischi posti dai pagamenti in contanti di alto valore e dalle attività economiche caratterizzate da elevato utilizzo di contante e adottare le opportune misure di mitigazione.

Le autorità/gli organi di autoregolamentazione competenti dovrebbero fornire agli Stati membri relazioni annuali sulle misure adottate per valutare il rispetto, da parte dei soggetti obbligati, degli obblighi di adeguata verifica della clientela, compresi gli obblighi relativi ai titolari effettivi, alle segnalazioni di operazioni sospette e ai controlli interni.

Non a caso, nella relazione della commissione è esplicitamente indicata la raccomandazione agli stati membri di aumentare le ispezioni in loco da parte delle autorità di vigilanza e degli organi di autoregolamentazione.

Nella relazione del 2022 viene stigmatizzato come anche la relazione del 2019 abbia reiterato la raccomandazione rivolta nel 2017 agli Stati membri, di effettuare un numero sufficiente di ispezioni in loco in riferimento sia al settore finanziario che a quello non finanziario. In particolare:

·        In relazione al settore finanziario, le FIU, le autorità di vigilanza e altre autorità competenti in materia di AML/CFT dovrebbero continuare a effettuare ispezioni in loco che siano commisurate in termini di frequenza e intensità ai rischi di riciclaggio/finanziamento del terrorismo rilevati.

·        Per il settore non finanziario, la relazione invita gli Stati membri a garantire che le loro FIU, autorità di vigilanza (se esistenti) e altre autorità competenti in materia di AML/CFT effettuino un numero sufficiente di controlli in loco senza preavviso.

La stessa relazione raccomanda nuovamente agli Stati membri di accertarsi che le FIU, le autorità di vigilanza (se esistenti) e altre autorità competenti in materia di AML/CFT effettuino ispezioni tematiche. In particolare, gli Stati membri dovrebbero garantire che gli organi di autoregolamentazione/le autorità competenti effettuino ispezioni tematiche sulla conformità con gli obblighi di individuazione dei titolari effettivi.

Infine, la relazione reitera la raccomandazione precedente e incoraggia gli organi di autoregolamentazione a svolgere un ruolo più proattivo nel contesto della vigilanza in materia di AML/CFT.

Dai dati e dalle informazioni sopra riportate scaturiscono DUE ULTERIORI CONSIDERAZIONI:

1.      L’ADOZIONE DI LIMITI LEGALI ALL’USO DEL CONTANTE, SOPRATTUTTO NEI PAESI MENO AVVEZZI ALL’USO DI STRUMENTI DI PAGAMENTO DIGITALI (TRACCIABILI), RAPPRESENTA UN DETERRENTE INELUDIBILE ED INDISPENSABILE DELLE NORMATIVE ANTIRICICLAGGIO PER CONTRASTARE L’ECONOMIA SOMMERSA, L’EVASIONE FISCALE E LE ATTIVITÀ ILLEGALI.

2.      LA CARENZA DI CONTROLLI CIRCA LA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI ANTIRICICLAGGIO COMPORTA L’INEFFICACIA DELLA NORMATIVA STESSA.

SINTESI CONCLUSIVA

Dall’analisi dei dati e delle informazioni sopra riportate si giunge a delle constatazioni ovvie. In sostanza, la risposta alla domanda “ma alla fine, esiste questa correlazione tra limitazione all’uso del contante ed evasione fiscale?” è come l’Uovo di Colombo: una risposta ovvia alla quale si sarebbe giunti per semplice intuizione senza necessita di studi supplementari.

In sintesi, nei paesi che utilizzano maggiormente mezzi di pagamento in contanti (non tracciabili), a discapito dei mezzi di pagamento digitali (tracciabili), il livello di economia non osservata e di evasione fiscale è più elevato e le organizzazioni criminali riescono a riciclare molto più facilmente i loro proventi illeciti.

In tale contesto l’adozione di limiti legali all’uso del contante rappresenta un deterrente ineludibile ed indispensabile per contrastare l’economia sommersa, l’evasione fiscale e le attività illegali, soprattutto in quelle economie ad alto utilizzo di mezzi di pagamento in contanti non tracciabili.

L’adozione del limite all’uso del contante insieme agli obblighi di adeguata verifica risultano essere un deterrente efficace all’evasione fiscale a patto che la normativa antiriciclaggio sia effettivamente applicata e che i controlli sui soggetti obbligati, attraverso un numero sufficiente di ispezioni in loco, vengano concretamente eseguiti.

L’Italia, con un elevato utilizzo di mezzi di pagamento in contanti non tracciabili (2° posto a livello europeo per volumi di transazioni in contati e 24° posto per volumi di utilizzo di strumenti di pagamento digitale su 28) e con un elevatissimo livello di economia sommersa, evasione fiscale e attività illegali, evidenzia che, nonostante l’adozione dei limiti legali all’uso del contante ed agli obblighi di adeguata verifica, la normativa antiriciclaggio, a livello italiano, non è correttamente applicata.

Pertanto:

DOMANDA: AML/CFT : Uso del contante ed economia sommersa in Europa ed in Italia – vi è una correlazione e la normativa antiriciclaggio è utile?

RISPOSTA: SI vi è una correlazione ed è pertanto necessario che la normativa antiriciclaggio venga effettivamente attuata e non solo scritta !!!

Di fatto, la corretta applicazione e rispetto della normativa antiriciclaggio e del limite legale all’uso del contante è una questione CULTURALE. I cittadini italiani a qualsiasi livello, dai soggetti obbligati dalla normativa antiriciclaggio ai comuni partecipanti alla vita italiana quotidiana, dovrebbero essere educati alla legalità: È inutile prescrivere dei limiti legali all’uso del contante se poi non si ha la consapevolezza dell’utilità e non vi sono controlli efficaci atti ad assicurare il rispetto della normativa.

A tal proposito, anche la commissione EU al punto 3.2.3 della relazione del 27/10/2022 raccomanda la Sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito ai rischi di riciclaggio/finanziamento del terrorismo.

Da queste ultime evidenza, l’Italia si riconferma, a pieno titolo, la Repubblica delle Banane.

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